La sezione "ESPERIENZA SUL CAMPO" è ora online!

Abbiamo pubblicato la sezione Esperienza sul campo all'interno del sito.

Ecco l'argomento della prima buona pratica trattata nella sezione:

Su Quotidiano Sanità è stata pubblicata lo scorso 5 aprile una lettera del Dott. Euro Grassi, Medico di Medicina Generale, Segretario Generale Provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) di Reggio Emilia, in cui si descrive come si combatte sul territorio l’emergenza COVID-19. La lettera descrive una particolare organizzazione delle cure primarie territoriali nella provincia di Reggio Emilia.

 

Il team di Tech4Care


Pianificazione degli interventi

Due importanti contributi alla pianificazione degli interventi per la cosiddetta Fase 2 della emergenza COVID-19

Sono stati riportate ieri su Quotidiano Sanità (preziosa fonte di informazioni per chi opera a qualunque titolo in sanità)  le proposte di due autorevoli gruppi di esperti per la gestione della cosiddetta fase 2 dell’emergenza da COVID-19, quella in cui si esce dalla attuale situazione di lockdown. Ma a proposito cos’è il lockdown? Tutti i grandi eventi con elevato impatto mediatico si trascinano dietro la nascita di un glossario dedicato. Nel glossario del coronavirus quel termine, locdown, è entrato imperiosamente. Il suo significato? Scarichiamolo da qui: genericamente con la parola lockdown si definisce un protocollo di emergenza che impedisce alle persone o alle informazioni di muoversi da una determinata area per salvaguardarne. Insomma è la fase che tutti stiamo vivendo.

 

Nella fase successiva non ci sarà un “tana libera tutti”, meraviglioso ricordo della nostra infanzia. Grido che magari cacceremo quando avremo il vaccino. E quindi dovremo governare con gradualità il passaggio ad una fase in cui alcune regole verranno allentate, ma con la capacità di riattivarle in caso di necessità.

 

Cominciamo dal primo contributo degli esperti  messo a punto dal notissimo virologo Roberto Burioni (mio cugino secondo, ma questa è un’altra storia) insieme a diversi esperti e con la sottoscrizione tra l’altro della Federazione Nazionale degli Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), dell’ Ente Nazionale Previdenza e Assistenza dei Medici (ENPAM), della Federazione Italiana dei Medici di Medicina generale (FIMMG) nonchè della Società Italiana di Virologia (SIV) e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT). Tra gli esperti di grande prestigio c’è anche Guido Silvestri,  Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Patologia Emory University, di Atlanta ed Editor del The Journal of Virology. Da sottolineare la  imponente rappresentanza marchigiana tra i 12 firmatari: tre DOC come Roberto Burioni, Alberto Oliveti (presidente dell’ENPAM) e Guido Silvestri e uno “adottato”,  Marcello Tavio,  infettivologo all’Azienda Ospedaliera di Ancona e Presidente della SIMIT. A noi di Tech4Care piace questa marchigianità  che si è affermata sia a livello nazionale che internazionale.

 

La proposta di questo gruppo prevede la creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, MRF, dell’infezione da SARS-CoV-2 e della malattia che ne consegue (COVID-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie. Questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali, dovrebbe operare sotto il coordinamento di Protezione Civile e Ministero della Salute e il supporto tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità ed  avere le seguenti caratteristiche generali:

1) una capacità che la metta in condizione di  eseguire un altissimo numero di test (almeno nell’ordine di molte migliaia alla settimana) sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica, da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici;

2) una funzione organizzata di sorveglianza centrale potenziata presso l’ISS;

3) un rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica;

4) un mandato a proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus;

5) una condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private.

 

Per quanto riguarda il secondo gruppo di esperti, essi si sono espressi in quanto rappresentanti della Associazione Italiana di Epidemiologia. Nella loro lettera  alle autorità che centralmente coordinano la risposta all’emergenza propongono di costruire indicatori - per ogni area del Paese - della capacità di risposta a controllare la catena dei contagi sul territorio e così valutare l’idoneità ad allentare le misure generalizzate. Gli epidemiologi raccomandano in particolare nella loro lettera di:

  1. focalizzare l’analisi dei dati di sorveglianza sui casi recenti;
  2. descrivere i focolai di infezioni;
  3. rafforzare le capacità operative sul territorio su tre aspetti prioritari:

 

  • il cosiddetto “contact tracing” (la ricerca dei contatti in pratica) dei nuovi casi confermati e l’ampliamento degli accertamenti virali agli asintomatici;
  • l’identificazione tempestiva e analisi dei focolai epidemici;
  • l’adattamento della strategia di accertamento dei casi positivi nelle comunità ristrette, ad esempio anche mediante indagini PCR multiplex su pool di campioni biologici in gruppi a basso rischio.

 

In comune le proposte dei due gruppi hanno un elemento essenziale:  la scelta di fondare gli interventi di controllo della epidemia e delle sue eventuali “riaccensioni” sulla base dei dati epidemiologici con particolare riferimento a quelli generati dalle indagini di laboratorio sia virologiche (ricerca del virus) che sierologiche (dosaggio degli anticorpi).

 

Nei prossimi giorni cercheremo di approfondire questi contributi che abbiamo intanto voluto condividere.


Guida alla navigazione

Piccola nostra guida alla navigazione per ragionare sul COVID-19 in termini di sanità pubblica

Tutti parlano e tutti scrivono di COVID-19. Davvero il rischio di annegare nel mare magnum di ciò che quotidianamente esce nella rete è alto. E allora può valere la pena di avere qualche punto di riferimento. Quelli che diamo noi riguardano soprattutto quei siti, tra gli innumerevoli (una volta tanto questo aggettivo è effettivamente quello giusto), che ci possono aiutare a capire come il modo di fare assistenza (care) viene cambiato da quello che sta succedendo.

 

Penso che tra gli aforismi più in voga da sempre (e come tale uno tra i più irritanti) è che “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità. Essendo poi attribuita a John Fitzgerald Kennedy non c’è da stupirsi se questa frase tutti se la sono ritrovata davanti in tante slide, magari da tutte e due le parti della “cattedra” (e quindi sia come discente che come docente). In realtà, sembra che questo della crisi/opportunità in salsa cinese sia un mito e come tale da sfatare, tanto da essere presa come primo esempio nella rubrica miti da sfatare nel sito Studiare (da) Giapponese. Sì perché pare non si tratti di caratteri cinesi, ma giapponesi. Non mi spingo più avanti e torno al COVID-19. Per dire che, miti a parte, effettivamente questa drammatica crisi in corso (di natura sanitaria, sociale, culturale, politica e di altra natura ancora) fornisce infinite occasioni di riflessione e quindi di cambiamento e innovazione al nostro sistema sanitario e sociale. Ed è a questo aspetto che noi di Tech4Care guardiamo ed è a questo aspetto che si riferiranno i siti che oggi vi consiglieremo.

 

Diciamo subito che quello che emerge dalla lettura dei contributi di questi siti è che l’impatto terribile della epidemia è dipeso anche dalla convinzione che sul sistema sanitario e sociale si potesse “risparmiare” (con l’assegnazione di fondi inadeguati ai bisogni) e dalla insufficiente risposta ai bisogni delle persone più fragili, sia per motivi di salute che sociali.

 

Partiamo da Salute Internazionale, che in questo periodo si occupa molto di Coronavirus. In questo sito troviamo, ad esempio, un recente contributo dal titolo “Il convitato di pietra”. Nell’articolo si analizza il fenomeno dell’eccesso di mortalità tra gli anziani, che non sarebbe dovuto alla maggiore longevità della popolazione, ma alla pessima gestione dell’epidemia che ha abbandonato a se stesse le persone più fragili e vulnerabili. Un argomento, come si dice con una espressione un po’ scontata, di tragica attualità, visto che nella Repubblica online di oggi compare un articolo dal titolo Coronvirus, focolai nelle case di riposo. Il picco in Lombardia “Ucciso un ospite su dieci”. Altri recenti articoli riguardano ad esempio l’epidemia in Spagna e l’impatto della epidemia nella gestione dei problemi di salute mentale.

 

Ci piace molto anche il sito Scienza in Rete. Come nel caso di Salute Internazionale anche qui fare una selezione di articoli significativi è difficile. E allora tanto vale prendere tre degli ultimi. Uno è dedicato alla ancora insufficiente validità dei test sierologici, uno al rapporto tra coronavirus e inquinamento atmosferico e uno dedicato ad una cronaca sull’impatto del Covid su un ospedale di Milano.

 

Terzo e ultimo sito (sennò a forza di leggere non rimane il tempo per pensare e, tocca fare anche quello, per lavorare). E’ il blog dell’Institute for Health Care Improvement dove troviamo come ultimo post quello dal titolo (già affascinante) Innovation during a public health crisis, che sembra scritto per noi di Teh4Care. Qui riportiamo alcune delle strategie da adottare secondo Kedar Mate, MD, IHI’s Chief Innovation and Education Officer (le lasciamo in inglese, tanto le capisco pure io):

  • Leveraging connectivity.Mate pointed to the use of social media and other connected networks as a means of sharing vital information. As an example, he cited a the COVID-19 Facebook Group for physicians and advanced practice providers, which began with 57,000 members and nearly doubled in just five days. These clinicians are sharing information about what works and what doesn't work to help treat patients with the novel coronavirus.

According to Mate, in normal times, clinical discussions over Facebook might be frowned upon, because it is not an official mode of transferring and vetting information. Yet in the midst of the crisis, some are clearly finding the platform useful in helping to aggressively identify and disseminate new solutions at unprecedented speed.

  • Accelerating technological innovation.Simultaneous to the unorthodox sharing of information is the fact that clinicians and researchers are accelerating the speed at which investigations into new methods of diagnosing and treating COVID-19 have gotten under way. “Overnight, essentially, we have a clinical trials group that's investigating new diagnostics and therapeutics,” Mate said. “It's just a remarkable, unprecedented technological advancement in very, very short order.”
  • Scaling up telehealth.To prepare for patients with COVID-19, health care organizations cancelled elective surgeries and cleared appointment schedules of non-urgent visits. Out of necessity, many have pivoted to televisits, not only to respond to patients who call with early symptoms of COVID-19, but also to help manage those with chronic illness. Scaling up telehealth has required rapid innovation, Mate said.

Bene, per ragionare sulla epidemia da COVID-19 in termini di sanità pubblica abbiamo già un buon punto di partenza.


Public health

Public health, un nuovo spazio dentro la nostra area COVID19

La nostra vocazione come Tech4care è quella, come si legge nel sito, di portare avanti progetti e servizi di ricerca e sviluppo (R&S), consulenza e formazione per innovare l'assistenza a persone fragili, non autosufficienti e con malattie croniche. Adesso l’emergenza epidemica dentro cui tutti ci troviamo coinvolti può far pensare a una perdita di centralità dell’assistenza a queste condizioni tipicamente “croniche” vista la natura per sua natura acutissima della infezione da COVID-19. In realtà non è così, anzi -se possibile – l’emergenza coronavirus rilancia come non mai la centralità dell’assistenza territoriale, più tipicamente vicina alle nostre attività di ricerca e sviluppo. In questa affermazione c’è la ragion d’essere di questa sezione “public health”.

Del resto viene proprio dalle aree più colpite del nostro Paese un richiamo forte a potenziare la risposta territoriale all’attuale emergenza infettiva. È stato dato di recente ampio risalto all’appello di un gruppo di medici di Bergamo (impegnati in prima linea dentro l’ospedale) pubblicato sul New England Journal of Medicine Catalyst (e diffuso in Italia anche tramite Il Foglio). In questo appello si dice tra l’altro (riprendiamo il contenuto del giornale) che:

 

“Detto in altre parole e molto chiaramente: questa non è come è stata spesso descritta una crisi della terapia intensiva, ma “una crisi di salute pubblica e umanitaria. E per questo bisogna muoversi esattamente nella direzione opposta di quella intrapresa finora. Primo: al contrario di concentrare i pazienti negli ospedali, bisogna puntare su tutti gli strumenti e le tecnologie che permettono di aumentare le cure domiciliari, dalla nutrizione all'ossigenoterapia, e rendere più flessibile l'assistenza per esempio con il ricorso alle cliniche mobili e la telemedicina”. I  medici di Bergamo chiedono anche di dare la priorità alla protezione del personale sanitario con luoghi e personale dedicato solo alla lotta al virus e di istituire “un ampio sistema di sorveglianza con adeguato isolamento”. Ma i dottori di Bergamo vanno anche oltre, e qui veniamo al secondo punto che emerge dall'appello: bisogna assistere l'intera popolazione perché questa è una crisi che investe la collettività. “I sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti attorno al concetto di assistenza centrata sul paziente, ma un'epidemia richiede un cambiamento verso un concetto di assistenza centrata sulla comunità”, spiegano e denunciano chiaramente che questa consapevolezza è completamente mancata. “Ciò che stiamo apprendendo dolorosamente è che abbiamo bisogno di esperti in sanità pubblica ed epidemie, competenze sulle quali non si è concentrata l'attenzione dei decisori a livello nazionale, regionale e ospedaliero. Ci manca la competenza sulle condizioni epidemiche, che ci guidi ad adottare misure speciali per ridurre i comportamenti epidemiologicamente negativi”. Questo significa anche che servono altri tipi specialisti e, per chi volesse ascoltarli, li elencano,  “scienziati sociali, epidemiologi, esperti di logistica, psicologi e assistenti sociali”, chiedendo pure l'intervento dell'assistenza umanitaria internazionale.”

 

Questa centralità del territorio è stata ribadita di recente anche nella lettera pubblicata il 1 marzo sul  British Medical Journal (diffusa poi in Italia tra l’altro anche da Quotidiano Sanità) con primo firmatario il dott. Filippo Anelli Presidente della FNOMCEO. Dal Quotidiano Sanità riportiamo questo stralcio.

 

“Un recente articolo sul New England Medical Journal ha dimostrato che, oltre ai rischi personali che gli operatori sanitari si trovano ad affrontare, gli ospedali e il personale medico possono diventare un possibile veicolo di diffusione per l’infezione. L’articolo ha anche affrontato il problema dell'enorme percentuale di soggetti infettati che rimangono asintomatici e del loro ruolo nella diffusione dell’epidemia.


È da queste considerazioni che siamo partiti per lanciare il nostro appello e le nostre richieste dalle pagine del British Medical Journal affinché possano farne esperienza e trarne le dovute indicazioni anche tutti i colleghi delle diverse parti del mondo dove ancora ci sono margini di tempo per prepararsi”,

spiega Anelli.

In particolare abbiamo voluto sottolineare l'inadeguatezza del modello ospedalo-centrico per far fronte ad epidemie di questa portata, com’è diventato evidente dopo la chiusura di interi ospedali in Italia per la diffusione dell'infezione tra medici, infermieri e pazienti. Errore fatale è stato e in taluni casi rischia di continuare ad essere l’assenza di percorsi dedicati esclusivamente al Coronavirus quanto ad accesso, diagnostica, posti letto e operatori sanitari. Inoltre, va chiarito che nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, come si è forse erroneamente immaginato: è sul territorio che va espletata l’identificazione dei casi con test affidabili ma anche con rapidi kit di screening e la sorveglianza con la tracciabilità dei contatti, il monitoraggio e l’isolamento”, aggiunge il presidente della Fnomceo.”

 

Insomma, per vincere la battaglia contro il COVID-19 bisogna spostare attenzione e risorse sul territorio. Ma c’è un altro ordine di considerazioni ancora. Il principale bersaglio della epidemia è rappresentato proprio da quei soggetti nei cui confronti con il suo “armamentario” Tech4care vuole aumentare la qualità dell’assistenza. Soggetti che vanno particolarmente supportati in questa fase per evitare di ritrovarsi a epidemia finita con un costo sociale molto più alto per i problemi non-Covid rispetto al pure enorme e doloroso impatto di quello COVID. Per cui, a prescindere (come diceva il grande Totò) dalla epidemia e, anzi, a maggior ragione in ragion di questa l’innovazione culturale, organizzativa e tecnologica cui lavoriamo avrà in questo periodo una ulteriore accelerazione.

 

In questo spazio affronteremo attraverso analisi, esempi e proposte il tema di come la battaglia contro il coronavirus finisca con il sovrapporsi alla battaglia per una migliore assistenza alle persone fragili, non autosufficienti e con malattie croniche. Come vuole la nostra storia.