Claudio M. Maffei, 19 luglio 2020

Come si fa a capire cosa non va in un sistema socio-sanitario? Ci sono due modi molto semplici che non si escludono tra loro: si ascoltano i cittadini e gli operatori e si guardano i dati. Facile no? E’ come nella attività clinica: ci si fanno raccontare i sintomi e si va alla ricerca dei segni.

Per quanto riguarda i dati (e quindi i segni) ci sono  ad esempio quelli forniti da un network a partecipazione volontaria per il  monitoraggio delle performance in sanità cui aderiscono dieci tra Province e Regioni, tra cui le Marche, con il coordinamento dell’Istituto Sant’Anna di Pisa. Le altre Regioni/Province sono: la Basilicata, la Puglia, il Veneto, la Toscana, l’Umbria, Bolzano, Trento, la Liguria e il Friuli Venezia-Giulia. Questo network ha appena pubblicato una sintesi dei dati relativi al 2019 da cui estrapoleremo qui  quelli che qui ci interessano relativi alle cure palliative  e alla terapia del dolore. Il network, che ha ormai una storia di molti anni, misura la performance dei sistemi sanitari delle diverse Regioni con indicatori che esplorano molte dimensioni della qualità dell’assistenza. Il dettaglio della metodologia adottata lo si trova nel documento esteso con i dati 2017 e 2018 recuperabile nel sito del Laboratorio MES (Management e Sanità) del Sant’Anna, area download. Da questo sito sono scaricabili oltre a questi due rapporti annuali sulla performance delle sanità regionali anche quelli degli stessi anni sulle performance delle Aziende Ospedaliero-Universitarie compresa quella di Torrette.

 

La partecipazione al Network coordinato dall’Istituto Sant’Anna è a pagamento (sotto forma di un rimborso di 40.000 euro l’anno) come si ricava dalla  DGR 314 del 19/03/2018 avente come oggetto il rinnovo della convenzione tra l’Agenzia Regionale Sanitaria e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – Laboratorio di management e sanità (MeS). La collaborazione  col  MeS è in base alla delibera finalizzata a:

  1. Il confronto dei risultati di performance con altre Regioni ed Aziende;
  2. la identificazione delle aree di forza e di debolezza di ciascuna Regione ed Azienda Sanitaria;
  3. la accessibilità dei dati, disponibili su piattaforma web, alla Regione, al management Aziendale, ai professionisti;
  4. il possibile personalizzazione del sistema, tramite integrazione con indicatori strategici della Regione;
  5. l’analisi temporale;
  6. il supporto alle decisioni basate su evidenze quantitative;
  7. la trasparenza verso i cittadini.

Applichiamo questi obiettivi all’area delle cure palliative e a quella della terapia del dolore. Partiamo dal bersaglio della figura. Il Laboratorio MeS – Istituto di Management Scuola Superiore Sant’Anna valuta le performance delle sanità regionali e provinciali utilizzando un complesso sistema di indicatori che coprono diverse aree. Questi indicatori vengono costruiti per lo più sulla base dei dati dei flussi statistici ministeriali e i loro risultati vengono tradotti per ciascuna Regione in un codice colore:

Dei tanti indicatori utilizzati dal Sant’Anna ne vengono utilizzati 27 sintetici (ognuno dei quali spesso costruito sulla base di più indicatori) di cui due dedicati rispettivamente alle cure palliative (il C28) e alla Terapia del dolore (B4) monitorata attraverso il consumo di farmaci oppioidi (più se ne utilizzano più si assume che sia adeguata la capacità di gestione territoriale del dolore cronico).

Per entrambi questi indicatori le Marche sono la Regione peggiore del Network con un colore tra l’arancione e il rosso, che corrispondono ad una performance tra scarsa e molto scarsa. E le altre Regioni e Province? Da meglio a molto meglio. E negli anni precedenti le Marche com’erano andate? Male. Del resto sono ormai anni che le Marche hanno una debolezza strutturale a livello di cultura e di pratica della palliazione, come  evidenziato in questo mio precedente post.

Una domanda sorge spontanea. Ma che se ne fa di questi dati (che pure paga) la Regione Marche se non li usa per migliorare la risposta a temi così drammatici? E poi: se non si guardano i dati almeno si ascoltano i pazienti e gli operator? Lascio a chi legge la risposta. Ma io temo di no.

Per inciso i dati non vengono fatti circolare e quindi la loro accessibilità e trasparenza di cui si parla nella delibera sono rimaste (è proprio il caso di dirlo) lettera morta.