Claudio M. Maffei 20  luglio 2020

Premessa

 

Se dovessi dare un messaggio ad un politico che volesse occuparsi di sanità gli direi di studiare e di partire da questa semplice considerazione: la sanità è complessa. Se vuoi fare politica sanitaria vera e quindi affrontare in modo progettuale e “serio” i temi della salute (e fare dunque health policy) devi capire che dietro ad ogni problema di sanità pubblica importante ci sono moltissimi fattori di cui farsi carico se quel problema lo si vuole davvero affrontare. Se invece si vuole fare propaganda sanitaria e limitarsi alla ricerca del consenso (health politics) le facili ricette possono magari bastare ed avanzare persino. Non credo bastino, ma è quello che si limitano a fare in tanti.

 

A proposito di cose avanzate, scrivendo tanto di sanità con gli avanzi dei tanti post ed interventi che faccio ho deciso di farci un corso “avanzato”. La prima lezione di questo corso sarà sulla

complessità della sanità spiegata con un esempio. Quello dei tempi di attesa al Pronto Soccorso, davvero drammatici specie in alcuni grossi ospedali di città. Adesso cercherò di far capire che affrontare questo tema vuol dire affrontare “tutti” i temi. Nella speranza che la cucina degli avanzi funzioni anche questa volta.

 

Il tema dei tempi di attesa ai Pronto Soccorso

 

Innanzitutto qual è il plurale di Pronto Soccorso? Dopo una dotta dissertazione l’Accademia della  Crusca mi dà” i Pronto soccorso” e quindi almeno su questo siamo a posto. Per il resto le cose si fanno complicate. Una cosa è certa: dopo la riduzione degli accessi ai Pronto Soccorso nella fase di maggior picco della epidemia (in Toscana la riduzione degli accessi nel primo trimestre 2020 è stata di oltre il 20%), la situazione è tornata a farsi drammatica. Questo articolo è uno dei tanti articoli recenti sui Pronto Soccorso intasati. La realtà che vi viene rappresentata è quella della Campania, ma chi volesse cercare altre realtà con lo stesso problema non avrebbe difficoltà alcuna a trovarne. Per le Marche ad esempio leggere qui. Ma la voce dei cittadini è ancora più efficace come si può ricavare dalla testimonianza di Marvi (mia amica di Facebook e non solo). Ovviamente una esperienza negativa non basta da sola a dimostrare la inadeguatezza di un servizio, di un ospedale o di un sistema sanitario locale o regionale, ma deve far riflettere e ragionare. Magari per capire che gli stessi operatori del Pronto Soccorso sono a loro volte “vittime” di una situazione in cui lavorare “bene” è letteralmente impossibile.

 

E allora proviamo a ragionare se si può fare qualcosa per invertire questa linea di tendenza che vede nei Pronto Soccorso uno dei punti critici della sanità e uno di quei temi che fanno dire che ormai la sanità pubblica ha perso la bussola e si è allontanata definitivamente dai bisogni dei cittadini. Il punto di partenza  è che l’intasamento dei Pronto Soccorso è un segno di grave disfunzione di sistema a cui concorrono molti fattori che vanno tutti presi in considerazione per correggere la rotta e nel tempo arrivare a situazioni di minor disagio per i cittadini. Attenzione: i Pronto Soccorso servono e debbono funzionare bene. Un minor ricorso agli ospedali e ai relativi pronto Soccorso pare abbia voluto dire un aumento di tre volte della mortalità per infarto durante il picco epidemico.

 

I dati dei tempi di attesa nei Pronti Soccorso dove li trovo? Il caso delle Marche

 

La difficile situazione dei Pronto Soccorso delle Marche viene ben documentata nei report del Laboratorio del MeS (Management e Sanità) dell’Istituto Sant’Anna di Pisa.  Questo Istituto coordina un network a partecipazione volontaria per il  monitoraggio delle performance in sanità cui aderiscono dieci tra Province e Regioni, tra cui le Marche, con il coordinamento dell’Istituto Sant’Anna di Pisa. Le altre Regioni/Province sono: la Basilicata, la Puglia, il Veneto, la Toscana, l’Umbria, Bolzano, Trento, la Liguria e il Friuli Venezia-Giulia. Questo network ha appena pubblicato una sintesi dei dati relativi al 2019. Il network, che ha ormai una storia di molti anni, misura la performance dei sistemi sanitari delle diverse Regioni con indicatori che esplorano molte dimensioni della qualità dell’assistenza. Tutti i report completi degli anni precedenti si trovano qui nell’area download del MeS.

 

Per il dettaglio sui singoli indicatori si entra qui sempre nel sito del Sant’Anna. Chiedi (ed ottieni) la password, clicchi su home, clicchi su “La valutazione della performance della Regione Toscana”, ti si apre una schermata dove metti i dati con cui sei stato registrato e …vai! Dedicheremo un post a come si leggono i dati del Sant’Anna e per oggi diamo una occhiata a quelli della Regione Marche che daremo già “scodellati”. Per avere una idea di come siamo messi ecco alcuni dati del 2019 dei Servizi di Pronto Soccorso delle Marche confrontati con quelli della Regione “migliore”:

 

  1. percentuale di pazienti con codice giallo visitati entro 30 minuti: Marche 47,68 (ultimo posto) con la Provincia di Trento al primo posto con 92,98%;

 

  1. percentuale di pazienti con codice verde visitati entro un’ora: Marche 54,26 (ultimo posto) con la Basilicata al primo post con 79,53%.

 

Con santa pazienza uno si può poi cercare i dati per singola Azienda o Area Vasta. Ovviamente i dati vanno  interpretati  e non costituiscono di per sé una sorta di “condanna senza appello” alla situazione dei Pronto Soccorso degli ospedali delle Marche. Certo son dati che debbono far pensare. Tanto più che nel 2019 (altro indicatore) il 6.23% dei pazienti ha abbandonato per i ritardi il Pronto Soccorso. Peggior dato tra le dieci Regioni dopo quello della Puglia (6.95%). E se a quei pazienti il Pronto Soccorso serviva davvero?

 

Visti i mali quali potrebbero essere i rimedi?

 

Cosa va fatto per ridurre i tempi di attesa al Pronto Soccorso? Ed ecco che viene fuori il tema della complessità. Sono tanti i fattori che influiscono sulla efficienza di un Pronto Soccorso e quindi sono tanti i possibili rimedi. Eccone un elenco:

 

  1. ridurre il numero di persone che hanno bisogno di ricorrere al Pronto Soccorso perché tenute meglio sotto controllo (vedi dopo alcuni esempi);

 

  1. offrire la possibilità di accedere ad ambulatori dedicati alla gestione delle situazioni di minore complessità ad esempio nelle Case della Salute e negli Ospedali di Comunità, ma davvero ben funzionanti sempre e soprattutto nelle aree interne in cui quello che rimane dei cosiddetti piccoli ospedali va riqualificato con particolare riguardo a questo aspetto;

 

  1. migliorare l’organizzazione dei Pronti Soccorso in termini di spazi e personale;

 

  1. rendere inutile il ricorso al Pronto Soccorso per prestazioni che possono essere programmate attraverso una migliore gestione di tutta l’offerta ambulatoriale;

 

  1. introdurre modifiche all’organizzazione del lavoro attraverso una valorizzazione di alcune figure professionali come quella dell’infermiere e la previsione di aree dedicate ai codici bianchi con il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale;

 

  1. rivalutare, riorganizzare e qualificare il Servizio di Continuità Assistenziale (la cosiddetta Guardia Medica);

 

  1. migliorare la informazione e comunicazione ai cittadini sul ricorso al Pronto Soccorso che vanno motivati ad un uso responsabile di questa funzione;

 

  1. monitorare la attività dei Pronto Soccorso e di tutte le attività territoriali collegate per valutare l’impatto delle misure adottate;

 

  1. migliorare la formazione dei professionisti sanitari perché siano effettivamente in grado dopo l’abilitazione di gestire le urgenze di minore complessità;

 

  1. introdurre misure amministrative che scoraggino l’uso improprio del Pronto Soccorso.

 

Facciamo adesso alcuni esempi per quanto riguarda la riduzione nel numero di persone che hanno bisogno di ricorrere al Pronto Soccorso perché tenute meglio sotto controllo.  Questo obiettivo richiede tra l’altro di:

 

  • potenziare la assistenza nelle strutture residenziali;
  • rendere maggiore la presa in carico di alcune reti come quella delle cure palliative, dei Dipartimenti di Salute Mentale e delle dipendenze patologiche e quella oncologica;
  • migliorare l’assistenza ai pazienti cronici attraverso gli strumenti della telemedicina;
  • sviluppare un approccio proattivo alla cronicità da parte delle equipe delle cure primarie con un particolare sviluppo della figura dell’infermiere di famiglia o di comunità;
  • migliorando e potenziando l’assistenza domiciliare.

 

Test di autoverifica dell’apprendimento

 

Cercate i dati sul funzionamento del Pronto Soccorso o dei Pronto Soccorso del vostro territorio e cercate di pesare parlando con i loro responsabili e con quelli della loro Azienda l’importanza dei diversi possibili interventi. Provate poi a scrivere una breve scaletta per  un intervento pubblico sul tema.

 

PS A proposito: gli avanzi siete riusciti a digerirli?