Una idea per la bacheca: l’Ospedale in continuità intelligente

Presentazione dell’idea (a cura di Claudio Maria Maffei)

Anche questa idea nasce nel contesto della rilanciata  collaborazione in occasione della attuale emergenza epidemica del mio amico Giorgio Ascoli ( già Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare fino al 2017 e del Dipartimento di Scienze Radiologiche)  con la sua vecchia Azienda e cioè l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona. Giorgio dal 2018 è entrato come socio e poi dal 2020 come consigliere nel CDA della Fondazione Ospedali Riuniti di Ancona onlus, attualmente con delega organizzativa, insieme con la Presidente Dott.ssa Marisa Carnevali, all’Emergenza COVID-19. E’ tornato questi mesi a dare una mano in ospedale e qui gli sono venute in mente delle idee che ci piace fargli condividere.

 

Questa idea Giorgio l’ha condivisa con Francesco Benedetti, Amministratore Azienda SHELLBE Ancona.

 

L’indirizzo mail di Giorgio è il seguente: giascoli@tiscali.it.

 

L’idea

In questo momento, durante l’emergenza COVID – 19 dobbiamo cominciare a pensare ad una nuova Fase, futura ma molto vicina a noi, in cui bisogna pensare ad una nuova idea di Ospedale, con integrata una parte “non ospedale”, con  tre livelli di operatività integrati tra loro:

 

  1. uno interno al domicilio del cittadino/paziente;
  2. uno di quartiere o di aggregato sociale;
  3. uno in continuità degli ospedali più grandi esistenti.

 

Praticamente un sistema integrato in cui l’obiettivo non è mandare il cittadino/paziente al Pronto Soccorso dell’ospedale, ma  di non mandarcelo. E allora abbiamo immaginato una organizzazione declinata su tre livelli, di cui solo l’ultimo in realtà davvero “ospedaliero”. Una organizzazione che pensata in risposta a questa epidemia ha dentro elementi che potrebbero servire “sempre”.

 

Il primo  livello di questo Ospedale è l’abitazione, però non come è adesso, perché spesso così com’è non “funziona”.

 

Qui come primo elemento fondamentale ci sarà il termometro, come secondo ci sarà il misuratore di saturazione di ossigeno, importantissimo perché da lì si capisce che capacità respiratoria si ha, e poi di seguito un mini palmare ECG. In questa mini stazione sanitaria domiciliare saranno racchiuse le potenzialità di diagnostica delle funzioni vitali di base del cittadino allorché si sospetti che diventi paziente. La prima cosa da aggiungere all’ambiente di casa è quindi  la possibilità di avere postazioni tecnologiche, anche relativamente “semplici” (linea telefonica fissa con modem, smartphone con internet, stampante, collegamento Bluetooth)  in modo che il cittadino possa comunicare ed eventualmente fare il telelavoro, la scuola online e tutto quello cheoggi si può fare a casa. Necessariamente occorre il supporto della telemedicina con un professionista che a distanza monitori quello che succede.

 

Questa organizzazione comporta il superamento della fase del tradizionale accesso all’ambulatorio della Medicina Generale come è considerato attualmente, semplificando, ma soprattutto alleggerendo la fase ambulatoriale, ora utilizzata in modo non sempre appropriata. Soprattutto l’obiettivo sarà quello di non andare a sovraffollare prima gli ambulatori di Medicina Generale, poi il Pronto soccorso e gli Ospedali, che sono diventati luoghi della massima concentrazione dell’infezione, come in occasione dell’emergenza COVID19.

 

Il secondo livello di questo Ospedale è un presidio di quartiere o di aggregato sociale.

 

Si deve pensare di attuare un modulo, un’assistenza, un presidio che sia “di  prossimità” . Qui si deve realizzare un passaggio intermedio tra la abitazione, come declinato sopra, e la fase ospedaliera. Bisogna organizzare uno spazio ben definito e protetto, tipo situazione “a modulo” realizzabile in sede di quartiere o di raggruppamento abitativo maggiore.

 

Il terzo livello di questo Ospedale  è quello che abbiamo immaginato in continuità fisica con l’Ospedale di riferimento.

 

In questo livello di articolazione della nostra proposta si ipotizza di realizzare l’utilizzo di moduli aggregabili, da destinare al triage, prima visita e degenza tipo OBI, all’esterno dell’Ospedale di riferimento, in un luogo da reperire immediatamente vicino e quindi in contiguità. Nel caso in cui l’epidemia diventi importante, come è avvenuto nelle Marche, potrebbero essere fatto ricorso a delle istallazioni modulari collocabili nelle vicinanze immediate di un grosso complesso ospedaliero, dove istituire uno scambio “intelligente e dinamico” per il trattamento dei pazienti tra sospetti, accertati, bisognosi di diagnostica, di ricovero in sub-intensiva, intensiva e infine riavviati prima della ridomiciliazione ad una convalescenza controllata. In pratica una espansione COVID dell’Ospedale.

 

Il fine di questa riorganizzazione è quello di riuscire a mettere in protezione costante tutti. In primo luogo  i pazienti ritenuti potenziali malati, che poi, se confermati malati, vengono avviati  alla cura in modo veloce con un ben definito percorso di ospedalizzazione. In secondo luogo viene messo in protezione il personale di assistenza, dai Medici del territorio e delle strutture di ricovero, agli Infermieri, Tecnici e tutto gli operatori coinvolti sia fuori che dentro l’Ospedale. In questo modo si consente il trattamento in urgenza in ambienti dedicati dei nuovi malati, mantenendo in assoluta sicurezza i già ricoverati all’interno dell’Ospedale ed evitando quelle situazioni di “promiscuità” dei percorsi  che in questi giorni sono verosimilmente entrate in gioco nella diffusione del contagio e nella riduzione drammatica della disponibilità ospedaliera per i malati già presenti e di quelli bisognosi di assistenza “normale” di elezione.

 

Ci piace chiamare questo modello Ospedale in Continuità Intelligente.