Presentazione del progetto (a cura di Claudio Maria Maffei)

Questa idea nasce nel contesto della rilanciata  collaborazione in occasione della attuale emergenza epidemica del mio amico Giorgio Ascoli ( già Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare fino al 2017 e del Dipartimento di Scienze Radiologiche)  con la sua vecchia Azienda e cioè l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona.

Giorgio dal 2018 è entrato come socio e poi dal 2020 come consigliere nel CDA della Fondazione Ospedali Riuniti di Ancona onlus, attualmente con delega organizzativa, insieme con la Presidente Dott.ssa Marisa Carnevali, all’Emergenza COVID-19. E’ in questo ruolo che in queste settimane intensissime ha elaborato questo progetto con altri Colleghi sia dell’ospedale che del territorio: Marcello Tavio, Direttore Malattie Infettive e Presidente Nazionale della Società di Malattie Infettive,  Massimo Magi della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale e Marco Fabretti, Medico di Medicina Generale.

 

L’indirizzo mail di Giorgio è il seguente: giascoli@tiscali.it

 

Introduzione

Nell’azione di monitoraggio delle condizioni cliniche dei pazienti affetti da COVID-19, l’intensità e la qualità dell’interazione fra gli Operatori sanitari che agiscono rispettivamente sul versante ospedaliero e territoriale, giocano un ruolo fondamentale.

 

E’ all’interfaccia fra questi due ambiti infatti che si svolge la transizione dei pazienti con COVID-19 in vario stadio di evoluzione e gravità, in entrambe le direzioni; in questo progetto, in particolare, si prendono in esame le condizioni in base alle quali dovrebbe avvenire la transizione dal territorio all’ospedale del paziente COVID-19 che fino a quel momento è stato seguito in ambito territoriale a causa di condizioni cliniche a carattere non evolutivo.

 

A quali condizioni deve essere riconsiderata l’ospedalizzazione?

 

Fra tutte, la più importante è sicuramente rappresentata dal peggioramento della funzione respiratoria, la quale può essere valutata dal paziente stesso o dai familiari, in base ad alcuni semplici parametri:

 

  • frequenza degli atti respiratori, che deve mantenersi al di sotto dei 22 atti/minuto;
  • saturazione di ossigeno, che deve restare superiore al 94% in aria ambiente per il paziente privo di patologia respiratorie croniche pre-esistenti (tipo BPCO, asma, fibrosi polmonare etc., nel qual caso dovrebbe restare al di sopra del 92% sempre in AA);
  • comparsa o persistenza di febbre, se accompagnata a uno stato di prostrazione generale.

 

In caso di comparsa di uno o più di questi segni clinici, il paziente deve essere riferito prontamente al P.S. o all’Unità COVID-19 di competenza per la valutazione specialistica e l’esecuzione di una TC torace ad alta risoluzione.

 

Obiettivo

Obiettivo del presente progetto è il monitoraggio a domicilio della saturazione di ossigeno dei pazienti con COVID-19 a rischio di complicanze polmonari.

 

Metodo

Il metodo utilizzato si basa sull’impiego presso il domicilio di pazienti specificamente selezionati dai Colleghi MMG, di saturimetri opportunamente collegati via Wi-Fi ad una app dedicata in grado di trasmettere i dati sia al MMG che allo specialista ospedaliero. In base ad un algoritmo clinico condiviso, il paziente potrà essere accolto e valutato nell’ambito di una corsia preferenziale con evidenti vantaggi sia per il singolo che per l’organizzazione.

 

Con questo nome molto coinvolgente abbiamo voluto proporre una idea che è venuta dalla condivisione di tanti incontri suscitati dall’emergenza COVID, con la SOD di Malattie Infettive diretta dal Dott. Marcello Tavio e la Fondazione Ospedali Riuniti di Ancona onlus. Il presupposto su cui si basa è la necessità, per una situazione clinica mai incontrata dalla Medicina negli anni di riuscire ad avere strumenti, conoscenza, diagnostica precoce, controllo del territorio e risparmio delle risorse degli Ospedali in genere.

 

Fase 1 – La riduzione della saturazione abbiamo imparato a considerarla insieme con alcuni sintomi abbastanza frequenti e assidui nel paziente domiciliare, un indicatore costante del controllo della funzione polmonare. Il paziente riferisce, ormai per telefono, al medico di famiglia i sintomi che ha (rialzo febbrile, tosse, starnutazione, irritazione congiuntivale, senso di malessere generalizzato, difficoltà respiratorie e più raramente disturbi gastrointestinali e diarrea). Il medico può trovarsi con questa descrizione di fronte ad una semplice sindrome influenzale e anche la visita, se mai fosse intenzionato ad eseguirla al domicilio del paziente, non potrebbe dare nessuna sicurezza diagnostica se si è di fronte all’una o ad una infezione da Coronavirus. Si può adottare un atteggiamento wait and see, ma la misurazione immediata dei valori della saturazione dell’emoglobina nel sangue è importante se non mandatoria. Questo valore è molto importante per conoscere la situazione clinica dei polmoni. Esso è uno strumento di facile utilizzo, anche per chi non ha conoscenze mediche, che permette di sapere direttamente da casa lo stato di salute dei tuoi polmoni. Questo può diventare particolarmente utile nei casi di infezione da coronavirus (COVID-19), quando il paziente si trova in isolamento a casa, con il consiglio di consultare il medico telefonicamente.

 

RAZIONALE : dotando di un saturimetro il maggior numero di famiglie si potenzierebbe tale possibilità diagnostica in questa fase di mancata diminuzione delle infezioni nel nostro territorio e si metterebbe il medico di famiglia nella condizione di avere elementi in più, SpO2, frequenza cardiaca, PI e curva pletismografica,  molto importanti, per la decisione di come comportarsi e un controllo seriato nelle prime giornate di attenzione su quel paziente, prima di decidere se far intervenire, come ormai attuato nella nostra Città,  la speciale task force (USCA) che va al domicilio, esegue un tampone, una saturimetria e nel caso decide il ricovero. Questa possibilità di screening domiciliare eviterebbe anche in parte il ricorso al triage quando non sostenuto da dati certi, liberando le corsie di entrata dei pazienti ed evitando eventuali contagi nel ricorso, se non necessario, all’Ospedale.

 

Inoltre questa tipologia di saturimetri, dotati di tecnologia Bluetooth, consentono l’invio dei dati al medico di famiglia tramite messaggio whatsapp e anche ad una centralina in ospedale dove poter raccogliere tutte le informazioni in un database con un software dedicato presente come applicazione gratuita.

 

FASE 2 – La fase successiva ci troverà preparati a gestire in modo razionale questi pazienti e quanti altri si aggiungeranno con la distribuzione di altri saturimetri che hanno anche numerose funzioni vitali (SpO2, Frequenza cardiaca, PI e curva pletismografica) che in questa seconda fase serviranno a controllare da remoto i pazienti da parte dei loro medici di famiglia, situazione che dovrà divenire nel tempo quasi una procedura da seguire nella normalità, riducendo l’uscita di casa dei pazienti più anziani, con ridotta mobilità o altre problematiche e soprattutto il ricorso improprio all’Ospedale.

La cultura sanitaria futura, ma ormai attuale dopo quanto accaduto, dovrà cambiare necessariamente alla luce di quanto accaduto, che comunque ha mutato di molto le nostre abitudini di rapporto con i pazienti e gestione dei medesimi soprattutto nei riguardi della Sanità Pubblica, da preservare da inutili e dannose abitudini.

Nella Fase 2 e di lì in avanti si dovrà ragionare con quanto l’emergenza COVID19 ci ha insegnato e questo piccolo progetto potrebbe essere l’inizio di una nuova considerazione della abitudine sanitaria degli anni a seguire.