di Claudio M. Maffei, 11 Novembre 2020

 

La vicenda ormai da un paio di giorni è notissima vista l’enorme copertura mediatica che ne è stata fatta: in un video di alcuni mesi fa il nuovo Commissario della sanità calabrese dott. Giuseppe Zuccatelli si è lasciato andare a dichiarazioni colorite sulle modalità di contagio del coronavirus. Non le riporto tanto sono note, ma c’è comunque di mezzo un bacio “alla francese”. Mai l’espressione “circolazione virale” ha trovato come in questo caso piena giustificazione. In modo equilibrato l’altro ieri anche Quotidiano Sanità ha riportato video e notizia pubblicando anche le dichiarazioni dell’interessato dott. Zuccatelli e del Ministro Speranza che è stato chiamato in causa per averlo nominato. Dichiarazioni, concludeva il quotidiano,  che non sono però sufficienti a placare le polemiche. Fra l’altro questa nomina aveva appena fatto seguito ad un’altra vicenda sempre con un video in mezzo che aveva portato all’allontanamento dell’ex Commissario Generale Saverio Cotticelli.

 

Mi sembra che l’ultima polemica, quella sul nuovo Commissario, meriti un tentativo di commento “tecnico” nella consapevolezza che la tempesta perfetta lo spazzerà via, ammesso che qualcuno se ne accorga. Ma voglio provare avendo premesso che sono amico fraterno di Giuseppe Zuccatelli, il che non credo offuschi la mia capacità di riflettere su alcuni aspetti della vicenda.

 

Sulle motivazioni delle dichiarazioni e sul contesto in cui sono state fatte ha già ieri riferito QS, io invece mi vorrei soffermare sulla natura delle reazioni che quelle dichiarazioni hanno scatenato. Il numero di commentatori severi e scandalizzati che sono intervenuti sulla questione è elevatissimo e di “alto grado”. Stiamo parlando delle edizioni serali dei principali telegiornali,  delle trasmissioni di maggior seguito che coprono ormai da mesi tutti gli aspetti della pandemia, dei conduttori più prestigiosi e degli ospiti più “influenti” e popolari. Vorrei portare per un momento l’attenzione su quello che ha reso tale la “notizia”: il fatto che a pronunciarla sia stato il nuovo “Commissario ad acta  per l’attuazione del piano di rientro” della Regione Calabria. Fermiamoci per un attimo su questo ruolo e chiediamoci quanti dei severi commentatori scandalizzati sanno attribuirgli un significato. Quanti sanno che cosa è un Piano di rientro e sono andati a navigare nel sito dedicato del  Ministero della Salute per verificare di cosa si tratti, di cosa comporti e di quali sono le Regioni che lo stanno attuando e quali sono quelle che lo hanno attuate e dal Piano di Rientro (PdR) sono uscite. Si tratta di processi di enormi complessità ed anche molto discussi. C’è chi ne ha fatto una valutazione positiva, come l’Osservatorio Conti Pubblici Italiani della Università Cattolica del Sacro Cuore, che nell’agosto 2019 affermava: “La nostra analisi dunque suggerisce che la storia dei PdR in sanità sia una storia di successo, forse una delle poche in cui la revisione della spesa in Italia abbia funzionato davvero”. Altri invece ne danno una valutazione fortemente critica perché la loro attuazione andrebbe a scapito della erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) anche se una analisi di un paio di anni fa esattamente due anni fa conforterebbe sulla possibilità di “sanare” i conti e migliorare contestualmente i LEA. Quel che è certo è che si tratta di processi ad altissima complessità di cui il dott. Zuccatelli è già stato protagonista per alcuni anni in due realtà italiane, la Campania   e l’Abruzzo.

 

Contestare una nomina a Commissario in base ad una analisi critica delle precedenti esperienze di Commissariamento lo capisco, farlo senza sapere nemmeno di cosa sia un Commissariamento no. Non ho alcun dubbio che in una multidecennale esperienza dirigenziale e manageriale si possano avere fatto errori e accumulato risentimenti. Tutti segnali, specie questi ultimi,  che la rete dei social raccoglie in misura rapida e copiosa. Magari questo stesso post ne offrirà l’opportunità. Ma non si dovrebbe perdere di vista la rilevanza delle questioni serissime che stanno dentro un Piano di Rientro. Considerare in modo scandalizzato un video di quel tipo  significativo “di per sé” della inadeguatezza di un dirigente rispetto al ruolo di Commissario per la sua attuazione a dispetto della sua esperienza e competenza (che non si conoscono, come non si conosce cos’è un Piano di Rientro) mi sembra un altro segno dei tempi. Sono, a parere mio,  in troppi ad essersi inventati covidologi e già che ci sono a diventare censori delle scelte che si fanno sulle Regioni con problemi di sanità pubblica così rilevanti da essere poste “sotto tutela”.

 

Inutile dire che questa non è una difesa d’ufficio di un dirigente cui sono molto legato da molta stima ed ancor più grande affetto, ma vuole essere un richiamo appena sussurrato ad un approccio alla crisi della nostra sanità rispettoso della complessità dei problemi e della storia delle persone che se ne occupano. Da valutare sempre e rigorosamente, ma non così come si è fatto questi giorni. Quella di questi giorni (e che magari continuerà nei prossimi) non è stata una valutazione, ma un facile e compiaciuto utilizzo delle tribune che il mondo dei media e dei social offre a iosa.

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