Di Claudio M. Maffei, 25 settembre 2020

Premessa

 

Vi sono due recenti diversi spunti per parlare del ruolo dell’INRCA nella sanità marchigiana. Uno positivo ed uno negativo. Ma prima di entrare nel merito delle questioni sul tappeto, diamo qualche informazione sull’INRCA che ricaviamo per lo più dal sito dell’Istituto.

 

L’INRCA: un inquadramento istituzionale

 

L’acronimo INRCA sta per Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani. L’INRCA è un IRCCS e cioè un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico a rilevanza nazionale non trasformato in fondazione, dotato di personalita’ giuridica di diritto pubblico e autonomia amministrativa, tecnica, patrimoniale e contabile, ai sensi del decreto legislativo 16.10.2003. È l’unico IRCCS in Italia ad occuparsi di problemi dell’anziano. L’INRCA era presente inizialmente in molte altre Regioni, ma ormai la sua è una presenza concentrata soprattutto nella Regione Marche.

 

La mission (come si dice oggi) dell’INRCA ce la descrive il sito: “trova i propri riferimenti da un lato nell’essere Istituto di ricerca e dall’altro nell’avere una forte connotazione specialistica in senso geriatrico e gerontologico. Lo sviluppo recente delle politiche sanitarie richiede un’evoluzione della ragion d’essere dell’IRCCS, dalla produzione di prestazioni sanitarie alla produzione di salute e conoscenze scientifiche”. Quindi l’INRCA si caratterizza per la presenza integrata e caratterizzante di attività assistenziali e attività di ricerca.  Ancora dal sito: “In tale contesto, fra gli obiettivi primari dell’Istituto, vi è quello di sviluppare ricerca innovativa e interdisciplinare nei settori biomedico di base e clinico, sociale, e dell’organizzazione dei servizi.”

E poi: “La ricerca scientifica dell’INRCA, pur essendo centrata sul tema unificante dello studio dei processi di invecchiamento e della tutela della salute dell’anziano, ha le caratteristiche di una organizzazione ad elevata complessità grazie alla sua multidisciplinarietà. La mission specifica è rappresentata dalla ricerca translazionale, cioè di quella componente della ricerca biomedica che ha l’obiettivo di tradursi a breve o medio termine in ricadute assistenziali innovative.”

 

La natura di IRCCS dell’INRCA si traduce in un organigramma particolare rispetto alle “normali” Aziende Sanitarie, organigramma che prevede la presenza di un Direttore Scientifico di nomina ministeriale (sentito il Presidente della Giunta) e di un Consiglio di Indirizzo e Verifica (CIV) che nelle “normali” Aziende non esiste. Il Consiglio ha il compito di:

 

  1. definire gli indirizzi strategici dell’Istituto assicurandone il raggiungimento;
  2. svolgere le funzioni di verifica rispetto agli indirizzi predeterminati riferendo in caso di risultato negativo alla Regione ed al Ministero della Salute;
  3. esprimere parere preventivo obbligatorio al Direttore Generale sul bilancio preventivo e il bilancio di esercizio, sul regolamento di organizzazione e sulle modifiche successive, sugli atti di alienazione del patrimonio e sui provvedimenti in materia di costituzione o partecipazione a società, consorzi, altri enti e associazioni;
  4. sceglie, su proposta del Direttore Scientifico, i componenti del Comitato Tecnico-Scientifico.

 

I primi tre punti derivano dalla Legge Regionale 21 del 2006 che disciplina appunto il funzionamento dell’INRCA. In questa Legge a proposito della composizione del CIV si dice che è composto da: a) il presidente, scelto dal Presidente della Giunta regionale, sentito il Ministro della salute; b) quattro membri designati dal Consiglio regionale tra esperti in programmazione e gestione sanitaria, con voto limitato a tre; c) un membro designato da ciascuna delle Regioni in cui l’INRCA ha sedi periferiche, escluse le Marche; d) un membro designato dal Ministro della salute.

 

È evidente la natura istituzionalmente “bicefala” di un Istituto che risponde allo stesso tempo alla Regione Marche ed al Ministero della Salute.

 

Italia Longeva

 

Un cenno merita pure l’Associazione Italia Longeva. Dal sito della Associazione ricaviamo che: “Italia Longeva è l’Associazione nazionale per l’invecchiamento e la longevità attiva, istituita nel 2011 dal Ministero della Salute, con la Regione Marche e l’INRCA-IRCCS di Ancona, l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico dedicato all’anziano. La mission di Italia Longeva è consolidare la centralità degli anziani nelle politiche sanitarie e di welfare, per fronteggiare le crescenti esigenze di protezione della terza età e rispondere in maniera adeguata, sotto il profilo assistenziale e della sostenibilità, ai mutamenti dettati dal nuovo assetto socio-demografico.”

 

Il Presidente di Italia Longeva è lo stesso del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’INRCA, circostanza che potrebbe favorire utili sinergie.

 

Lo spunto di cronaca “negativo”

 

E’ appena stata costituta dal Ministro Speranza una “strana” commissione (che ho già avuto modo di commentare) finalizzata alla riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana. A presiederla sarà Mons. Vincenzo Paglia, Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Quotidiano Sanità riporta le dichiarazioni del Ministro secondo cui “I mesi del Covid hanno fatto emergere la necessità di un profondo ripensamento delle politiche di assistenza sociosanitaria per la popolazione più anziana. La commissione aiuterà le istituzioni ad indagare il fenomeno e a proporre le necessarie ipotesi di riforma”. L’aspetto negativo che qui ci interessa è che nel Decreto che istituisce la Commissione dell’INRCA non c’è traccia. C’è da dire che la istituzione di questa Commissione lascia molto perplessi visto che il tema delle politiche rivolte alla promozione e tutela della salute degli anziani è ormai da decenni al centro delle attenzioni e degli atti di tutti i paesi, compresa l’Italia ovviamente, e nel caso del nostro paese di tutte le Regioni. L’idea che anche per un tema così maturo serva una Commissione “per indagare il fenomeno e per proporre le necessarie ipotesi di riforma” è stravagante. Con la nomina a Presidente di Mons. Paglia poi lo sconcerto aumenta ulteriormente. Dove sta il senso di nominare Presidente della Commissione una persona certamente degnissima, ma caratterizzata prevalentemente -per quel che si capisce – dal suo ruolo di esperto in scienze del matrimonio e della famiglia, quando il senso delle “nuove” politiche rivolte agli anziani ed alle loro famiglie dovrebbe essere centrato sulle comunità che sono “altro e più” rispetto alle famiglie (e al matrimonio)? Fatto sta che nella Commissione l’INRCA non c’è.

 

Lo spunto “positivo”

 

E adesso veniamo allo spunto positivo: la prevista realizzazione in tempi rapidi del nuovo Ospedale INRCA-Osimo di Ancona sud. Questo è da considerare evento importante meritevole di una serie di considerazioni finalizzate ad un suo maggior e migliore impatto. Evento tanto più importante in quanto il vecchio progetto è stato rivisto (così almeno si sono espressi gli organi di informazione) e rifinanziato e quindi, si presume, il nuovo ospedale dovrebbe tenere meglio conto delle esigenze dei due vecchi ospedali che vi verranno a confluire. Il progetto originale, ricordiamolo, era stato elaborato ai tempi in cui l’ospedale di Osimo non era ancora stato fatto confluire nell’INRCA, come invece è avvenuto con la Legge Regionale 34/2017.

 

Il nuovo Ospedale, a totale gestione INRCA, dovrebbe contemporaneamente garantire le normali funzioni di un ospedale di base più alcune funzioni specialistiche tipiche di un ospedale specializzato per le malattie “geriatriche”. Il nuovo ospedale potrebbe essere dunque uno straordinario banco di prova per l’INRCA chiamato nel suo ruolo di Istituto a Carattere Scientifico a sperimentare nel nuovo ospedale modelli avanzati di gestione delle problematiche geriatriche. Sperimentazioni che dovrebbero portare a soluzioni da portare in tutti gli ospedali delle Marche.

 

E adesso criticità e prospettive

 

Anche alla luce di quanto indirettamente ci dice la composizione della “famosa” Commissione ministeriale, ci sono una serie di criticità da affrontare per consentire all’INRCA ed al nuovo ospedale di fornire al meglio il loro contributo. Cominciamo dall’INRCA come Istituto di Ricerca:

 

  1. che rapporto ci deve essere tra l’INRCA e i servizi territoriali ASUR che sono quelli che in realtà dovrebbero fare la parte del leone nella presa in carico delle problematiche dell’anziano? Una ipotesi di INRCA funzionalmente integrato con una Azienda territoriale (nel caso delle Marche l’ASUR) varrebbe la pena di esplorarla, perché confinare dentro l’Ospedale la funzione assistenziale INRCA è riduttivo. Oltretutto l’INRCA ha due sedi a Fermo ed Appignano con attività residenziali e nell’area della post-acuzie che ben si prestano ad una ipotesi di integrazione stretta tra INRCA ed ASUR con modalità da studiare;
  2. che rapporto prevedere tra INRCA e Italia Longeva? Dove sono le reciproche opportunità sulla base della esperienza di questi anni?
  3. che rapporto ci deve essere tra Regione Marche e il Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’Istituto in termini di definizione dell’orientamento strategico da dare alle attività dell’INRCA? L’INRCA ha ormai di fatto una quasi esclusiva caratterizzazione marchigiana pur avendo ancora due piccole sedi a Casatenovo in Lombardia e a Cosenza in Calabria e allora bisogna prepararsi alla (e ragionare sulla) eventualità di un IRCCS solo marchigiano;
  4. che bilancio fare dell’impatto della attività scientifica dell’INRCA (che si avvantaggia tra l’altro di una lunga continuità di Direzione Scientifica) a supporto della rete dei servizi della Regione Marche anche alla luce della epidemia che così gravemente ha colpito la popolazione anziana anche nelle Marche? Come migliorarlo con, ad esempio, una sua più stretta integrazione con l’attività della Agenzia Regionale Sanitaria qualora questa venisse riconsegnata al suo ruolo originale di supporto tecnico-scientifico al governo della sanità regionale?

 

Quanto al nuovo Ospedale, l’attuale attività assistenziale dell’INRCA ad Ancona ha caratteristiche uniche nel territorio nazionale (ultimo ospedale geriatrico rimasto) e molte attività di elevato contenuto geriatrico e di elevata qualità assistenziale (lo so, sono un po’ partigiano, ma i quasi sei anni di lavoro all’INRCA mi hanno fatto molto apprezzare tanti bravi professionisti che ci lavorano), ma è anche in sofferenza per le condizioni strutturali ed organizzative in cui attualmente opera. Ben venga quindi il nuovo ospedale, ma almeno due criticità vanno segnalate:

 

    1. quale sarà il suo assetto definitivo in termini di discipline? Il quadro della rete ospedaliera delle Marche in applicazione del DM 70/2015 non è ancora chiaro. L’Area Vasta 2 dispone già di tre Ospedali di primo livello (Fabriano, Jesi e Senigallia) più uno di secondo livello (gli Ospedali Riuniti di Ancona). C’è consenso su questa offerta che con il nuovo ospedale diventa ancor più robusta rispetto alle altre 4 Aree Vaste? Che tipo di ospedale sarà quello di Ancona Sud? Di base, di primo o di secondo livello? O la sua natura di INRCCS consente una organizzazione particolare? Domande che attendono risposte chiare che condizionano tutta la rete ospedaliera della Regione. Il rischio di avere troppe Unità Operative delle stesse discipline nella stessa Area Vasta va scongiurato con una programmazione concordata che preveda ad esempio per molte discipline specialistiche del nuovo ospedale una caratterizzazione geriatrica (ma non è facile);
  1. quale e quanto personale prevedere? Gli standard di personale per un INRCCS sono (dovrebbero essere) diversi visto che dovrebbe fare una intensa attività di ricerca e anche le modalità di reclutamento dovrebbero tenere conto della doppia natura delle sue attività.

 

Conclusioni (si fa per dire)

 

Il nuovo ospedale INRCA-Osimo e la grade attenzione alle politiche sanitarie e sociali rivolte oggi nel post-Covid 19 alla popolazione anziana sono una grande opportunità che richiede però di fare un focus speciale su tutto il mondo INRCA, per valorizzarlo a partire da una analisi delle criticità che emergono dall’analisi del suo funzionamento in base ai suoi attuali assetti.

 

PS Queste riflessioni sviluppano solo alcuni punti, mentre altri non vengono toccati pur se importantissimi, come la stabilizzazione del personale che svolge attività di ricerca, i rapporti con l’imprenditoria marchigiana, la possibilità di spin off e start up, la costruzione di (o la partecipazione a) una rete regionale per una più efficace “competizione” sui bandi europei, ecc. Magari una seconda puntata aiuterà a colmare le tante lacune.