Come si combatte l’epidemia da COVID-19 nel territorio: una esperienza da Reggio Emilia

Su Quotidiano Sanità è stata pubblicata lo scorso 5 aprile una lettera del Dott. Euro Grassi, Medico di Medicina Generale, Segretario Generale Provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) di Reggio Emilia, in cui si descrive come si combatte sul territorio l’emergenza COVID-19.

La lettera descrive una particolare organizzazione delle cure primarie territoriali nella provincia di Reggio Emilia. Questa esperienza viene ben descritta nella lettera a partire dal gruppo di Progetto dalla FIMMG (la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) di Reggio Emilia e dal  Dipartimento Cure Primarie dell’Ausl Reggio Emilia. Al loro lavoro si deve un accordo  che prevede una serie coordinata di azioni finalizzate soprattutto alla gestione anticipata a livello domiciliare dei casi di COVID-19:

 

a) i Medici di Medicina Generale (MMG) fanno triage telefonico sui loro assistiti e danno terapie sintomatiche ai casi lievi, secondo indicazioni clinico-terapeutiche concordate anche con gli infettivologi;

b) i MMG inviano ad Ambulatori Covid i casi non da Pronto Soccorso, ma con sintomi persistenti. Sono stati istituiti in 12 sedi AUSL sparse nella provincia per dare una risposta vicino ai MMG ed ai cittadini, ove lavorano a turno MMG e MCA (i Medici della Continuità Assistenziale, ovvero quelli della cosiddetta Guardia Medica) volontari, con una protezione come quella del personale dei reparti di Malattie Infettive, “coperti” per le chiamate urgenti e le visite ambulatoriali dei loro assistiti dagli altri MMG delle medicine di rete e di gruppo (le principali forme di associazionismo dei MMG);

c) negli Ambulatori Covid il MMG-MCA visita, controlla la saturazione di ossigeno, può fare eseguire il tampone diagnostico, dare il Plaquenil (che sembra funzionare  benissimo, specialmente se dato precocemente), fare  anche una eco fast polmonare salvo inviare a RX TAC con percorso diretto i casi da accertare meglio  oppure chiamare direttamente il 118 per i casi gravi da portare in Pronto Soccorso;

d) per i casi di famiglie completamente allettate, di pazienti non trasportabili negli ambulatori Covid o per il controllo di  pazienti dimessi dai PS o dai reparti ospedalieri, sono attivate le USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziale (previste a livello nazionale da un Decreto Ministeriale), composte non solo da Medici di Continuità assistenziale ma anche da Medici di Medicina Generale, ma troppo onerose in termini di impiego di medici e mezzi rispetto al numero di cittadini colpiti da assistere se utilizzate da sole. Anche in questo caso, il MMG-MCA, in massima protezione, visita, consegna Plaquenil e prescrive terapie ed accertamenti urgenti.

 

Il modello  che integra USCA e  questi ulteriori “gruppi” volontari  funziona benissimo. In questo modo, gli studi dei MMG sono liberati dalle patologie infettive ed i MMG possono riprendere a lavorare per appuntamento per le altre patologie, mentre i cittadini Covid 19 hanno una risposta sul territorio sia ambulatoriale che domiciliare, non intasano i PS ed essendo sottoposti a terapia precocemente, non virano verso la polmonite interstiziale e non solo vanno meno in terapia intensiva , ma hanno anche una precoce eradicazione del virus.

Questa organizzazione permette anche di concentrare i Dispositivi di Protezione Individuale  FFP2 e FFP3, davvero troppo scarsi per i MMG, laddove servono maggiormente.

A Reggio Emilia -si aggiunge nella lettera – si dispone  di un protocollo Clinico Terapeutico, a cui fare riferimento, per gli ospiti delle CRA (Casa Residenza per Anziani non autosufficenti)  comprese le strutture con solo posti privati e non convenzionati con sintomatologia sospetta COVID. Il protocollo è condiviso dai  Medici con incarico di Diagnosi e Cura o di Coordinamento delle CRA, e da tutti i MMG che hanno propri assistiti all’interno delle strutture per anziani.

Si stanno valutando – prosegue “il racconto” – ulteriori ipotesi di assistenza da parte di MMG e MCA presso una Lungodegenza decentrata per soggetti Covid positivi, struttura a bassa intensità assistenziale, e presso una struttura residenziale per pazienti Covid positivi paucisintomatici, che non possono rientrare al proprio domicilio per motivi legati alle caratteristiche della loro abitazione e o del nucleo familiare (l’ipotesi è quella di una sorta di Ospedale di Comunità  presso un Ospedale o un Albergo).

La lettera conclude ricordando che l’organizzazione delle cure primarie territoriali e la tutela dei MMG-MCA con DPI adatti per affrontare e vincere l’epidemia Covid 19, sono la cosa più importante e meno applicata in tutte le Regioni. Non ci saranno mai – considerazione finale – Ospedali e letti di terapie intensive sufficienti, se non si attiva il filtro delle cure primarie territoriali!