Giorgio Ascoli e Marcello Tavio

Presentazione del post e degli autori (a cura di Claudio Maffei)

Da tanti anni si parla di telemedicina e magari nel post-Covid oltre che a parlarne se ne farà. Speriamo. Cosa sia la telemedicina non ci provo nemmeno a spiegarlo. Lo farei senz’altro male. Ma in quel “tele” c’è già l’idea forte: portare l’assistenza a distanza ed in particolare, ma non solo, a casa. Questa è un’idea che la pandemia ha reso ancora più importante: con le strutture sanitarie chiuse e “rischiose” sarebbe stata una mano santa potere seguire a casa i pazienti con le malattie croniche, quelli a maggior rischio per un andamento clinico grave in caso di infezione da coronavirus. Così non è stato e infatti molte persone con malattie croniche in atto hanno visto in questo periodo   peggiorare il loro stato di salute.

Adesso a qualcuno è venuta l’idea di poter seguire con la telemedicina proprio i pazienti colpiti da Covid-19. Perché molti di loro hanno bisogno di una attenzione particolare nei primi mesi dopo la guarigione. Questo qualcuno sono miei due amici (io li considero tali e spero che valga lo stesso anche per loro): Giorgio Ascoli e Marcello Tavio. Il primo è un medico nucleare in pensione tornato sul campo a dare una mano in questo periodo con la Fondazione della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona a questa stessa Azienda e il secondo è un bravissimo infettivologo responsabile della Unità Operativa di Malattie Infettive Emergenti e degli Immunodepressi sempre di “Torrette”.

 

Gli italiani e la telemedicina

Ormai è cosa accertata: gli italiani hanno toccato con mano nel periodo della Emergenza COVID le potenzialità della medicina a distanza e sono disponibili a dare fiducia alle modalità che consentono un contatto con la diagnostica, la cura e il sistema sanitario nazionale attraverso gli strumenti della innovazione tecnologica.

Un sondaggio del CORRIERE SANITA’ (Ruggiero Corcella) ha dato come risultato che un italiano su cinque vorrebbe servirsi di nuovi canali di comunicazione con il medico usati durante l’emergenza e un italiano su tre vuole usare i servizi di telemedicina. Chi li rifiuta lo fa perché ritiene di non averne le competenze. La stratificazione per età porta a questo risultato: gli under 25 aumentano l’utilizzo rispetto alla media. Nella fascia tra 35 e 44 anni si preferiscono piattaforme di comunicazione. Nella fascia tra 45-54 e tra 55-64 si preferiscono ancora i vecchi SMS, mentre per gli over 65 si riducono le percentuali di interesse.

Per la telemedicina specifica invece un cittadino su tre risponde così: il 59% preferisce ancora il contatto personale, (72% nella fascia 45-54) e mancano le competenze soprattutto tra gli over 65 con percentuale tra il 19% fino al 40%.

I cittadini italiani infatti hanno compreso in questa emergenza COVID quanto alcune attività possano essere effettuate da remoto. Ora nella gestione della Fase 2 e alla Fase 3 con il rientro alla normalità bisogna pensare a servizi alternativi che siano riconosciuti e rimborsati anche dal SSN. Cioè quando, a emergenza finita, si potrà tornare fisicamente dal medico di MMG, si dovrà pensare di offrire la possibilità di essere visitati da casa, con risparmio di tempo, denaro, ridotto affollamento degli ambulatori medici sia privati che pubblici, riduzione delle eventuali possibilità di contagio anche per una semplice influenza stagionale. Intendendo che la televisita non sarà il modello e la panacea per qualsiasi tipologia di prestazione e neppure per tutte le tipologie di pazienti. “Ma nella continuità della cura, soprattutto nel paziente cronico, giocherà un ruolo rilevante. E’ una occasione unica e non avrebbe senso tornare indietro e dimenticare ciò che abbiamo imparato.” Queste sono parole di Andrea Lettieri Responsabile Scientifico dell’Osservatorio che il Politecnico di Milano ha attivato per il monitoraggio delle innovazioni digitali.

 

Un progetto sul campo: le premesse

Sulla base di quanto già maturato e riportato in un precedente articolo sul telemonitoraggio domestico e delle riflessioni su quanto indicato sopra, l’interesse si è spostato anche su apparecchiature più complesse da utilizzare in ambito più professionale quale quello ospedaliero, ma sempre semplici, immediate come risultato diagnostico e soprattutto multifunzione.

Questo sta a significare che anche l’Industria ha compreso il grande interesse e indiscutibile vantaggio di questi device, sicuramente qualitativamente inferiori ad apparecchiature di gamma superiore, ma altamente significativi in un utilizzo “light and friendly”, sempre nel rispetto della sicurezza della informazione diagnostica fornita e della semplicità di utilizzo, con costi veramente e positivamente sorprendenti.

L’apparecchiatura di cui tratto in questo post e il progetto che sto per descrivervi ne sono il presupposto e il risultato.

 

Il Progetto “Ho avuto il COVID-19. E ora?”

Questo è un progetto di monitoraggio e presa in carico dei pazienti con Covid-19 in valutazione prospettica presso la Divisione di Malattie Infettive Emergenti e degli Immunodepressi degli Ospedali Riuniti di Ancona, diretto dal Dott. Marcello Tavio Direttore della Unità Operativa di Malattie Infettive Emergenti e degli Immunodepressi della Azienda Ospedaliero-Universitaria  Ospedali Riuniti di Ancona.

Il progetto clinico-organizzativo intende creare un modello di follow-up e di raccolta dati sugli esiti a medio e lungo termine della malattia da SARS-CoV-2.

L’obiettivo è quello di fornire un percorso clinico di follow-up alle persone con pregressa malattia SARS-CoV-2 dimesse dai reparti e dal Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti di Ancona. Inoltre si completa con la raccolta dei dati utili a definire l’evoluzione dei bisogni di salute a medio e lungo termine delle persone “sopravvissute” ad un episodio acuto di questa malattia. Si ritiene che la selezione dei pazienti candidati debba essere affidata ai medici di medicina generale con i quali gli specialisti ospedalieri condivideranno protocolli di follow-up, criteri e modalità con cui gestire la condivisione dei percorsi clinici.

Il progetto prevede un primo accesso all’ambulatorio infermieristico con colloquio, informazione sul percorso, rilievo dei parametri clinici mediante il Matrix Multiple Bio Parameters Monitoring messo a disposizione con donazione dalla Fondazione Ospedali Riuniti di Ancona onlus, prelievi per gli esami ematochimici, Rx del torace, spirometria e diffusione Co, visita medica specialistica, eventuale TC torace. Seguiranno controlli a 3, 6 e 12 mesi.

Che cosa è il Matrix Multple Bio Parameters Monitoring? E’ un sistema non invasivo per il monitoraggio dei bio-parametri del sangue. In pochi secondi e senza prelievi misura parametri emodinamici (polso, pressione del sangue, gittata cardiaca, portata cardiaca, MAP – pressione arteriosa media), livelli ematici di gas (pH, PCO2, PO2, CO2, O2) ed ematochimici, emoglobina (Hb), ematocrito (Hct) e conta eritrociti (RBC).

Nello specifico fornisce:

  • il monitoraggio non invasivo della pressione, senza bracciale;
  • il monitoraggio non invasivo di emoglobina, ematocrito ed eritrociti (RBC);
  • il monitoraggio non invasivo emo-gas (Ph, PCO2, PO2, O2&CO2);
  • il monitoraggio non invasivo della gittata cardiaca, stroke volume, pressione arteriosa media.

Ci rende infatti misurabili nel dettaglio i molti parametri fisiologici. Per quanto riguarda quelli emodinamici ci fornisce:

  • frequenza cardiaca;
  • pressione arteriosa sistolica e diastolica;
  • gittata cardiaca;
  • gittata sistolica;
  • pressione arteriosa media;
  • cardiogramma ottico.

Per quelli ematochimici invece ci fornisce invece:

  • emoglobina;
  • ematocrito;
  • conteggio eritrociti;
  • viscosità ematica.

Quanto ai gas ematici ci fornisce:

  • saturazione di ossigeno (SpO2);
  • pressione parziale CO2;
  • pressione parziale O2;
  • O2 – CO2 – Ph capillare.

Ecco il device!!

Qual’è l’idea? Fare in modo che questo “marchingegno” venga testato e usato prima nel centro specialistico di riferimento (in questo caso la Unità Operativa di Malattie Infettive Emergenti e degli Immunodepressi) e poi usato a livello domiciliare in un percorso condiviso col “territorio”. Lo schema di relazioni professionali, sociali ed organizzative in cui questo strumento dovrebbe collocarsi è rappresentato in questa figura.

 

 

Qualche considerazione di sintesi degli autori

Da questo progetto concreto che sta partendo si evince l’importanza di questi devices non invasivi multiparametrici, che sono di semplice utilizzo, con possibilità di condivisione immediata (Bluetooth) dei dati raccolti tra molteplici soggetti (medici di medicina generale, specialisti ospedalieri, infermieri di famiglia, dirigenti e personale dei distretti e delle equipes territoriali, responsabili di trial di sperimentazione farmaceutica con il coinvolgimento di altri Ospedali, database di raccolta e analisi dei dati per finalità di ricerca clinica ed epidemiologica, Centri di Ricerca di qualunque parte del mondo ).

L’esperienza è appena iniziata e già ci ha indicato un modo diverso di intendere la diagnostica a distanza e in sicurezza. Ci sembra di vedere già abbozzata la strada per un prossimo futuro in cui queste tipologie di devices ci porteranno alla esportazione delle nostre esperienze al di fuori dei luoghi tradizionali di raccolta dei dati.  Intravediamo possibili reti con tanti nodi periferici, anche domestici, e uno o più riferimenti centrali di facile raggiungimento perché funzionalmente collegati. Così saranno i dati a viaggiare e non più solo i pazienti (come oggi avviene quasi sempre) e gli operatori (come oggi avviene molte volte).

Un commento “redazionale” (Claudio M. Maffei)

La telemedicina ha bisogno di tecnologie e reti digitali, ma ha bisogno anche di innovazione culturale ed organizzativa. Ha bisogno, ad esempio,  di nuove figure professionali e di nuovi modi per far giocare la propria parte ai medici di medicina generale ed agli specialisti. Questo che ci hanno presentato gli amici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria  di Ancona è un progetto che nasce dall’ospedale, ma deve crescere nel territorio e diventare un modello di sistema integrato ospedale-territorio. Di solito di queste cose si parla tanto e si fa poco. Hai visto mai che col Covid le cose piano piano prima e  più rapidamente in seguito cambieranno?