di Claudio M. Maffei

 

 

In alcune Regioni è stata individuata come possibile risorsa di sistema per fronteggiare l’emergenza COVID-19 e le sue possibili ricorrenze  una struttura temporanea dedicata ad attività di terapia intensiva e semi-intensiva. E’ questo il caso della Regione Marche che ne sta completando una di 84 posti letto (42 intensivi e 42 semi-intensivi) presso la Fiera di Civitanova Marche (che chiameremo Fiera Hospital). Questo progetto ha ricevuto notevoli critiche, ma dato che la struttura ormai c’è conviene anche ragionare su come utilizzarla al meglio e inserirla dentro la rete regionale dei servizi.

Una indispensabile premessa è che un obiettivo di tutta la riorganizzazione dei servizi post-COVID 19 è il potenziamento dei servizi territoriali e la razionalizzazione della rete ospedaliera in modo da rendere la necessità di posti letto di terapia intensiva la minore possibile. Ne abbiamo già parlato qui.

Una volta chiarito questo punto si deve ragionare prima di tutto sulla rete complessiva della rete delle terapie intensive e semi-intensive degli ospedali. Questa è prevista nel Decreto Riordino di recente approvato, tema di cui pure abbiamo già parlato. E’ importante tenere presente che le due funzioni (intensiva e semi-intensiva) sono strettamente collegate tra loro visto che una, la semi-intensiva, fa da filtro e da supporto all’altra.

Nel riordino della attività intensiva e semi-intensiva della rete degli ospedali pubblici vanno tenuti presente tre  criteri:

  1. la stima del fabbisogno di posti letto intensivi e semi-intensivi dovrebbe tenere conto dell’impatto atteso delle misure di prevenzione e di potenziamento della offerta di servizi a livello territoriale sia per quanto riguarda la prevenzione dei contagi che per quanto riguarda la presa in carico tempestiva e domiciliare dei casi sospetti;
  2. il potenziamento delle aree critiche degli ospedali dovrebbe avvenire attraverso una rete fissa come collocazione e mobile come operatività e quindi attraverso soluzioni strutturali e organizzative in grado di adattarsi alla evoluzione del quadro epidemiologico;
  3. il ridisegno dovrebbe essere costruito con gli operatori sulla base della esperienza fatta in questi mesi nei vari ospedali tenendo anche conto delle caratteristiche strutturali di ognuno di essi.

Una volta definita la rete che chiamerò strutturale delle terapie intensive e semi-intensive ospedaliere sul ruolo del Fiera Hospital (FH) occorre fare subito una scelta obbligata: il FH si attiva solo in caso di “tutto pieno” della rete strutturale degli ospedali e non si usa “per svuotarli” dei pazienti COVID-19. I motivi alla base di questa scelta sono tanti e di diversa natura:

  1. il FH è una struttura temporanea con personale “a rotazione” e quindi con standard meno sicuri rispetto alla rete strutturale;
  2. per farlo funzionare dovresti togliere il personale dalla rete strutturale il che sarebbe ovviamente illogico;
  3. per un numero limitato di casi di COVID-19 (ad esempio 84, qual è la potenzialità operativa del FH) gli ospedali debbono essere in grado di dare una assistenza sicura come già avviene ad esempio per le infezioni ospedaliere da germi multiresistenti;
  4. non si possono trasferire pazienti di area critica in una struttura di minore sicurezza se non in una situazione di “tutto pieno”.

Quindi a scanso di equivoci, il FH si attiva “dopo” rispetto alla rete strutturale cui si raccorda per la gestione di situazioni di “tutto pieno”. Il primo passaggio da fare è dunque allora quello di definire le sue regole di ingaggio: quando scatta il suo utilizzo? Quando si dichiara il “tutto pieno” della rete strutturale? La risposta dovrà essere contenuta nel progetto di riordino della rete ospedaliera.

 

Il secondo passaggio riguarda il piano di reclutamento del personale? Anche questo è un passaggio da definire subito ed è chiaro che potrà essere fatto solo dopo avere fatto un piano di fabbisogno del personale della rete strutturale.

E nel frattempo? Nel frattempo il FH potrebbe essere il training camp per la formazione continua del personale da impegnarsi nella risposta in area critica all’emergenza e per il coordinamento delle attività di ricerca sul tema. Il personale da coinvolgere non è solo rappresentato dai professionisti sanitari, ma anche da ingegneri, tecnici dell’ambiente, ecc. Il coinvolgimento delle Università, delle Società Scientifiche, del mondo imprenditoriale e delle startup del territorio potrebbe essere cercato allo scopo.

 

Questa è la nostra idea. Se ne aspettano altre.

 

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