Un appello: aumentare subito (da ieri) il numero di posti al Corso di Laurea per infermieri della Università Politecnica delle Marche!

di Claudio M. Maffei, 5 novembre 2020

Il Covid-19 ha evidenziato le enormi carenze nella disponibilità di infermieri per far fronte ai vecchi e nuovi urgenti bisogni della assistenza sanitaria ai cittadini della nostra Regione. Proprio questi giorni  un comunicato stampa della Regione Marche riportava la dichiarazione dell’Assessore alla Sanità sulla assunzione di 3000 infermieri.  Peccato che quei 3000 infermieri siano già quasi tutti in servizio con incarichi   temporanei nelle strutture pubbliche e private delle Marche. Sono quelli che stanno partecipando ad un concorso e che in tempi rapidissimi verrebbero assunti a tempo prima determinato per essere poi passati ad incarichi a tempo indeterminato. Tempi tecnici a parte per queste operazioni rimane il fatto che la iniezione di risorse nel sistema attraverso questa manovra sarà molto ma molto meno di quei 3000 infermieri che ieri i titoli dei giornali riportavano.

 

Niente in confronto agli infermieri di cui si deve disporre anche solo per dare un infermiere di famiglia/comunità ogni 60.000 abitanti e per coprire almeno in parte i posti letto aggiuntivi di terapia intensiva (105) e di semintensiva, e cioè le nuove misure previste per la risposta al Covid-19. Occorre poi ricordare che vanno adeguati gli organici delle strutture residenziali e di molti ospedali pubblici e pure privati. Questo problema drammatico a livello nazionale (vedi il ricco contributo informativo del mio amico Marcello Bozzi riportato qui) è altrettanto drammatico nelle Marche dove a fronte di questi nuovi bisogni che si aggiungono ai vecchi ogni anno si iscrivono ai Corsi di Laurea per infermieri solo 390 persone divisi su cinque sedi. Un numero assolutamente insufficiente che deve far fronte anche al turn-over legato ai pensionamenti.

 

Ci sarà tempo (poco) per calcoli più preciso ma un incremento del numero dei posti nei Corsi di Laurea per infermieri è vitale ed essenziale. In assenza di personale in più quello disponibile viene per far fronte al Covid-19 spostato da una struttura/Azienda all’altra con un inevitabile riflesso sulle attività che aumentate da una parte diminuiscono dall’altra.

 

Adesso servono processi di riorganizzazione intelligenti per usare al meglio le risorse oggi disponibili, ma è urgentissimo mettersi in grado di avere in futuro più risorse stabili per l’assistenza. E questi lo ottieni aumentando il personale a disposizione che viene formato dall’Università.

 

Ovviamente lo stesso discorso vale per le altre figure professionali, ma quello degli infermieri per le sue dimensioni è un problema/vincolo che merita priorità assoluta. Ogni giorno perso è una colpa.

 

La definizione del fabbisogno formativo per le diverse figure alla luce di queste considerazioni va fatto con il coordinamento della Regione e la partecipazione della Università, dei rappresentanti degli Ordini Professionali e degli altri interlocutori istituzionali. Subito. È già tardi.

 

È inutile dire che la struttura formativa dell’Università va ovviamente contestualmente potenziata e qualificata sennò la quantità andrà a scapito della qualità. Formare  più professionisti non è una manovra “produttiva”, ma una iniziativa progettuale da promuovere, coordinare e monitorare ai massimi livelli.


La riapertura del Fiera Hospital di Civitanova: un appunto tecnico

di Claudio M. Maffei, 25 ottobre 2020

 

Premessa

 

Il tema dell’utilizzo del Fiera Hospital (FH) di Civitanova Marche va affrontato adesso e con urgenza su un piano tecnico. Un approfondito confronto tecnico con la politica è infatti necessario per verificare l’opportunità di una riapertura e le modalità con cui eventualmente effettuarla. Questo è un contributo a tale confronto sotto forma di appunto. L’appunto prende più specificamente in esame le attività di terapia intensiva (TI).

 

Come nasce l’idea del Fiera Hospital di Civitanova Marche

 

L’idea del Fiera Hospital di Civitanova Marche è nata con un Comunicato stampa del Presidente Ceriscioli il 23 marzo 2020 per fronteggiare la carenza di posti letto di terapia intensiva nelle Marche. Al momento la situazione era questa: in base ai dati del GORES (Gruppo Operativo Regionale per l’Emergenza Sanitaria) del 23 marzo c’erano  148 ricoverati per Covid-19 in terapia intensiva e 128 ricoverati in semintensiva. Da tenere presente che al momento il numero “ufficiale” di posti letto di terapia intensiva era nelle Marche di 115 posti letto (in realtà 8 di questi 115 letti sono tornati operativi a maggio 2020 per via dei lavori fatti all’ospedale di Macerata). Il che voleva dire che molti posti letto di terapia intensiva occupati dai pazienti Covid erano aggiuntivi ed erano stati creati ad hoc nei blocchi operatori e in aree di degenza non intensive. Contestualmente erano diminuite le attività chirurgiche programmate visto che i blocchi operatori e gli anestesisti erano impegnati su questo nuovo drammatico fronte. In questo contesto Ceriscioli il 23 marzo nel comunicato stampa afferma: “Dopo aver verificato nella mattinata con l'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso le possibilità e le modalità concrete di realizzazione della nuova struttura che ospiterà 100 posti letto in più di terapia intensiva per fronteggiare l'emergenza Coronavirus…Per realizzare questo progetto occorrono 12 milioni di euro. Non possiamo farlo con le risorse pubbliche, non perché non abbiamo a disposizione questa cifra, ma per i tempi strettissimi che sono necessari. La macchina che si è messa in moto è velocissima. L’obiettivo è di realizzare l’impianto in 10 giorni, un tempo non compatibile con le regole e le procedure del settore pubblico… Sono due le opzioni prese in considerazione per la localizzazione della struttura: una nave o il Palaindoor di Ancona, che per caratteristiche si presta ad una velocissima riconversione in un reparto altamente specializzato per la rianimazione.”

 

Alla fine alla Fiera di Civitanova, identificata come sede idonea con la DGR  415/2020, sono stati realizzati 6 moduli da 14 posti letto, 3 di intensiva e 3 di semintensiva. Usati per pochi pazienti e pochi giorni nella coda della prima fase della epidemia con personale reclutato dall’ASUR con procedure “interne”.

 

Il Fiera Hospital può essere considerato un ospedale?

 

Il Fiera Hospital (FH) può essere considerato solo una struttura temporanea o comunque da usarsi solo in situazioni di assoluta emergenza. Non ha le caratteristiche strutturali ed organizzative di un ospedale come previste dalla normativa corrente oltre che dalla pratica clinica ed organizzativa. Infatti, gli ospedali con terapia intensiva sono almeno di I livello, ospedali  che il DM 70 del 2015 regolamenta così: “I presidi ospedalieri di I livello, con bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti, sono strutture sede di Dipartimento di Emergenza Accettazione (DEA) di I livello, dotate delle seguenti specialità: Medicina Interna, Chirurgia Generale, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia e Traumatologia, Ostetricia e Ginecologia (se prevista per numero di parti/anno), Pediatria, Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (U.T.I.C.), Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia, con servizio medico di guardia attiva e/o di reperibilità oppure in rete per le patologie che la prevedono. Devono essere presenti o disponibili in rete h. 24 i Servizi di Radiologia almeno con Tomografia assiale computerizzata (T.A.C.) ed Ecografia, Laboratorio, Servizio Immunotrasfusionale.”

 

Il senso di collocare solo in ospedali di questo tipo le attività di terapia intensiva è quello di metterle in condizioni di avere tutte le competenze necessarie per far fronte alla complessità e molteplicità dei problemi clinici che i pazienti ricoverati in tali aree hanno. Fare attività di terapia intensiva al di fuori di un ospedale vuol dire sicuramente aumentare il rischio clinico dei pazienti.

 

Cosa sono, quanti sono e quanti dovrebbero essere i posti letto di terapia intensiva nelle Marche

 

I posti letto di intensiva sono posti letto in aree di degenza che strutturalmente sono di solito in moduli dagli 8 ai 12 posti letto per favorire una ottimale organizzazione del lavoro del personale che ha contemporaneamente sotto monitoraggio un consistente  numero di pazienti. Quello che caratterizza le terapie intensive è la grande quantità di medici rianimatori e di infermieri specificamente addestrati necessari, personale che deve essere abituato a lavorare assieme in equipe. Servono più o meno 1 medico rianimatore e 3 infermieri per posto letto. Con una concentrazione dei pazienti in moduli come quelli di Civitanova con un maggior numero di posti letto (14) questo fabbisogno diminuisce per una ottimizzazione (solo da questo punto di vista) dell’organizzazione del lavoro.

 

Per evitare i problemi incontrati nella prima fase della epidemia il Decreto Rilancio di maggio ha previsto che le Regioni aumentino i posti letto di terapia intensiva dentro gli ospedali della loro rete. Per situazioni eccezionali il Ministero ha previsto 4 moduli mobili di 50 posti letto ognuno da destinare alle Regioni che ne avessero bisogno (in realtà non pare che siano stati ancora acquisiti).

 

Per le Marche il Decreto Rilancio ha previsto 105 posti letto in più di terapia intensiva, che la Regione Marche ha previsto di collocare con la DGR 751 del 16 giugno 2020 in questo modo:

 

  • Torrette: 36 posti letto (pl)
  • Salesi: 2 pl
  • Pesaro: 41 pl
  • Fermo: 14 pl
  • San Benedetto del Tronto: 5 pl
  • Jesi: 7pl.

 

Ad oggi di questi 105 posti letto in più ne sarebbero stati resi operativi 12. Quanto al personale in più disponibile non ci sono dati ufficiali. Mi limito a dire che certamente non è arrivato in quantità sufficiente. Il ritardo nella attivazione dei posti letto previsti nel Decreto Rilancio è comune alla grande maggioranza delle Regioni ed ha risentito di una certa “farraginosità” della procedura amministrativa con cui tale attivazione sarebbe dovuta avvenire. Sul ritardo nella acquisizione di più personale non ho informazioni.

 

E’ utile ricordare qui che nelle Marche secondo quanto riportato nella DGR 415/2020 erano stati, alla data del 1/4/2020, attivati ulteriori 122 pl di TI in aggiunta ai 115 pl già presenti nella dotazione regionale (di cui 46 occupati da pazienti COVID-19 positivi).

 

La situazione attuale delle terapie intensive e semintensive delle Marche

 

Oggi 25 ottobre i ricoverati in terapia intensiva, semintensiva e negli altri reparti è pari rispettivamente a 26, 33 e 168. Numeri molto lontani da quelli dei giorni di avvio del progetto del FH  (25 marzo: 148, 179 e 577), ma sono numeri in progressivo rapido aumento.

 

Il razionale tecnico della riapertura del Fiera Hospital di Civitanova Marche

 

La riapertura del FH si potrebbe giustificare in rapporto a due possibili obiettivi:

 

  • far fronte a pazienti che hanno bisogno di cure intensive che la rete ospedaliera non riesce ad erogare per saturazione dei posti letto di TI disponibili;
  • evitare che gli spazi e le risorse destinate negli ospedali ai pazienti Covid positivi in TI interferiscano troppo pesantemente sull’assistenza agli altri pazienti soprattutto bloccando o riducendo l’attività chirurgica programmata.

 

In questo momento l’obiettivo della riapertura sarebbe il secondo, visto che c’è ancora disponibilità di posti letto di TI negli ospedali della Regione. In tutti i casi il principale problema è rappresentato dalla carenza di personale specializzato sia medico che infermieristico.

 

Si tratta allora di trovare un punto di equilibrio tra la massima risposta che si può dare con i posti letto di terapia intensiva degli ospedali (quelli attivi e quelli attivabili) senza interferire in modo inaccettabile con la loro attività complessiva e quella che si potrebbe offrire al FH nel caso (da verificare) che la offerta “possibile ed opportuna” degli ospedali non fosse sufficiente. Avendo ben chiaro che per definizione il FH dovrebbe essere considerato all’insegna del principio “rompere il vetro in caso necessità”.

Perché la riapertura abbia senso occorre che ci siano le seguenti condizioni preliminari da verificare:

 

  1. la rete ospedaliera delle TI della Regione sta saturando la sua capacità operativa il che richiede di verificare qual è il numero di posti letto di TI attivi ed attivabili senza interferire “in modo inaccettabile” con il resto delle attività anche sulla base della esperienza della prima fase della epidemia;
  2. sia definita quantità e qualità di personale del personale necessario al FH in funzione dei moduli attivati e sia fatto in modo che la qualità dell’assistenza garantita sia di pari livello rispetto a quella erogata nei normali ospedali grazie a protocolli operativi, creazione di equipe dedicate, iniziative di formazione, ecc;
  3. sia verificato che non si determini negli ospedali che mettono a disposizione il personale per il FH una riduzione di attività “significative” né dal punto di vista quantitativo che qualitativo;
  4. siano chiari i criteri di selezione dei pazienti;
  5. siano chiare le responsabilità e i ruoli dirigenziali (direttore medico e coordinatore infermieristico di questa unità operativa “temporanea e a rotazione”, direzione medica, ingegneria clinica, rischio clinico, ecc.);
  6. siano chiari criteri di reclutamento del personale da impiegare al FH come pure gli aspetti di carattere economico e assicurativo;
  7. sia previsto un sistema di monitoraggio clinico, economico ed organizzativo dell’intero progetto;
  8. siano chiare le modalità di comunicazione a pazienti e familiari.

 

Considerazioni finali

 

Questo appunto non affronta il tema dei moduli semintensivi o dell’eventuale utilizzo del FH per pazienti Covid non intensivi. Sarà facile adattare la stessa metodologia a questi ulteriori utilizzi della struttura.